ilControverso

Ciò che non è assoluatamente possibile fare è non scegliere

Made in Tunisia

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http://www.ilpost.it/2011/01/18/tunisia-rivolta-politica/

Questa analisi merita di essere presa in considerazione. E va considerato un dato sopra tutti gli altri: il 65% dei tunisini ha meno di trent’anni. La protesta di massa ha bisogno di ingredienti fondamentali: Fame e Gioventù. In Italia mancano entrambi. Abbiamo solo Facebook e il clickactivism, come nella vecchia Europa.

Sono stati gli africani a rivoltarsi per primi contro la camorra. E sono loro che ci insegneranno il cambiamento.

Pasolini aveva ragione.

Written by ilcontrovèrso

18 gennaio 2011 at 14:28

Resistere a Mafiopoli

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Resistere a Mafiopoli. Più che un esercizio retorico, sembra un ossimoro per sognatori. Però qualcuno ce l’ha fatta. Quasi sempre a prezzo della vita: perduta sul tritolo o nel purgatorio di un’esistenza sotto scorta.

Testimonianza vivente è Giovanni Impastato, autore del libro “Resistere a Mafiopoli”.

Il libro scritto a quattro mani con Franco Vassio, edito da Stampa Alternativa, ripercorre tutte le fasi della vita di Peppino attraverso gli occhi di un fratello “affascinato” e compagno di lotta. Dall’infanzia fino all’assassinio, il 9 maggio 1978. E’ un libro-intervista fatto di domande, talune molto private, alle quali Giovanni risponde con onestà intellettuale e dovizia di particolari.

La storia di Peppino è difficilmente incasellabile. Egli è stato un uomo delle istituzioni travestito da trentenne, che ha mosso guerra alle radici più profonde e oscure dell’animo umano. Si è rivoltato contro l’autorità dell’etica condivisa, della deferenza al potere, del rispetto al padre mafioso, in nome di un’eccellenza civica che è andata eccezionalmente oltre la banale onestà.

Peppino ha sollevato le pietre del “quieto vivere” e del “tengofamiglia” per stracciare le pagine di una tranquillità borghese, patriarcale e connivente. Ha dovuto sacrificare tutto, compresa la propria paura di morire, per essere integralmente un uomo di Stato.

Quando si pensa a uomini come Peppino Impastato spesso si chiude la partita chiamandoli “eroi”. Anticamente con questo termine si indicavano uomini nati dall’unione di una divinità e di un essere umano, dotati di capacità e abilità straordinarie, quindi in un certo senso non umani. La realtà è che quando li chiamiamo “eroi”, noi li ammazziamo per primi. Gli stiamo dicendo che essi sono lontani, anomali, diversi dal nostro modo di vivere e pensare. Non umani appunto.

Non umani, in una società di vigliacchi sub umani. E chi scrive ne è parte integrante.

Written by ilcontrovèrso

20 novembre 2010 at 17:55

Il Manifesto della Mazza

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«Sono porci questi romani.»

(On. Umberto Bossi, Ministro della Repubblica, 27/09/2010) [leggi]

«Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi.»

(On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, 04/04/2006) [leggi]

«I giudici sono persone mentalmente disturbate, altrimenti non potrebbero fare quel lavoro.»

(On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, 04/09/2003) [leggi]

«Il tricolore lo metta al cesso, signora» […] «Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore.»

(On. Umberto Bossi, 14/09/1997) [leggi]

Ingiustizia è fatta

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Ricevo e pubblico

Stasera sono andato in libreria a comprare dei libri. Li avevo scelti tempo fa, ho atteso un po’ prima di comprarli, nel frattempo il desiderio di leggerli è cresciuto a dismisura. Torno a casa, felice con i miei nuovi libri in mano.

Prima di immergermi nella lettura ceno, con la pancia piena si legge meglio. In TV l’unico programma decente, parla di politica. Ballassero da soli, hanno rotto il cazzo. Spengo la TV ed accendo la radio. Apprendo che a Portici (NA) una donna è stata uccisa, una donna che era anche una mamma. Una mamma.

«Teresa Buonocore denunciò e fu testimone decisiva nel procedimento contro un uomo che aveva abusato di sua figlia. Uno dei fermati è il fratello di Enrico Petrillo, il violentatore della figlia di 8 anni di Teresa. » [1]

Nel mio Paese una mamma ha pagato con la vita l’aver preteso giustizia per lo stupro della propria figlioletta di otto anni. Non mi indigno, non serve a un cazzo. Ma provo tanta rabbia.

Come si sentirà oggi quella bambina prima violata ed ora privata – per sempre – dell’affetto più profondo?

Nel mio Paese un libro che parla di Camorra vende milioni di copie, se ne fa un film di successo e l’autore conduce speciali in TV in prima serata. Ascolti record nel Paese dei sepolcri imbiancati. Nel frattempo Gomorra continua ad imporre la sua legge. Se domattina a Portici un’altra bimba verrà violata, cosa farà la sua mamma?

«Da una settimana aveva trovato un nuovo lavoro. Per 13 anni ha lavorato al porto, in una agenzia di servizi per il turismo, poi l’agenzia ha chiuso e Teresa è rimasta a casa. Ora, dopo un corso di tre settimane, aveva appena cominciato a lavorare in un Caf. Era così felice. Non aveva ancora preso lo stipendio e già pensava ai libri da comprare e ai vestiti da regalare alle piccine.» [2]

Pensava ai libri da comprare. Forse era felice come lo sono io stasera.

Nel mio Paese si continua a morire di giustizia. Vaffanculo.

Giorgio Castriota

[1] http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=119516&sez=NAPOLI

[2] http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/21/news/buonocore_madre_coraggio-7268434/?ref=nf

Written by ilcontrovèrso

22 settembre 2010 at 02:07

Sillogismi eretici

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Per don Verzè, Berlusconi è un dono di Dio.

Per Berlusconi, Putin è un dono di Dio.

Per Putin, Dio non esiste.

Written by ilcontrovèrso

11 settembre 2010 at 16:36

Imbecilli di Stato e salvatori della lira

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«Giorgio Ambrosoli era una persona che in termini romaneschi io direi: “se l’andava cercando”». Sono le parole di Giulio Andreotti, intervistato nella puntata de La Storia siamo Noi del 9 settembre 2010 (qui il video).

Giorgio Ambrosoli fu nominato commissario liquidatore delle banche del faccendiere Michele Sindona. Da vero uomo di Stato non si lasciò corrompere e per la sua onestà e determinazione fu assassinato per ordine dello stesso Sindona (qui un riassunto della storia da “Correva l’anno”: parte Iparte II).

La retorica in questi casi è perfettamente inutile. Tutti conoscono Ambrosoli e tutti conoscono Andreotti. I benefici che la Democrazia Cristiana traeva dai traffici di Michele Sindona (proclamato da Andreotti “salvatore della lira”), sono stati ampiamente acclarati negli atti giudiziari (wiki) .

Il senatore Andreotti, oggi, sostiene di essere stato frainteso. Ma non si deve preoccupare perché noi abbiamo capito perfettamente.

La collina

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Le città di “Spoon River” esistono davvero. Una di queste si chiama Lewistown. E’ un villaggio di 2000 anime a 350 km a Sud-Ovest di Chicago, Illinois. Per raggiungerla si deve tagliare la concreta infinità dei campi di granoturco che ti accompagna per qualche ora lungo strade senza fine della Route 66.

Main Street è la strada principale della città, lo dice la parola stessa. Canute case di legno in stile vittoriano, una banca, qualche negozio, un ufficio postale, un Subway e bandiere a stelle e strisce quasi ovunque, per ricordarti sempre a chi appartiene il suolo che calpesti.

Proseguendo a Nord su Main Street, il centro della città finisce dopo un paio di minuti, interrompendosi in un cimitero su una collina. Subito accanto c’è una casetta bianca. Ci vive un signore gentile di nome Dan, con i capelli bianchi, gli occhiali e un cane di cui ho sentito solo l’abbaiare attraverso il sottile legno della porta. La bellezza di questo viaggio è anche merito suo, che ci ha fatto dono di una preziosa e introvabile guida delle “pietre” di Spoon River.

Dan si sveglia ogni mattina sulla collina dove tutti dormono.

Dove dorme il Suonatore Jones che fronteggiava il nevischio a petto nudo. Dove giacciono le brevi ossa del giudice Selah Lively [1]. Dove riposa Trainor [2], il chimico che nessuna mai volle sposare.

La collina di Oak Hill ti accoglie immobile come un colpo al cuore. Le pietre sono sparpagliate senza ordine apparente. Salgono e scendono negli occhi come un’onda ferma.

Se non presti eccessiva attenzione ti può capitare di calpestarne alcune con una sola lettera scolpita o altre incagliate nelle radici di un acero. Alcune sono completamente anonime, ad altre furono il vento e il tempo a portare via il nome ed il ricordo.

Tuttavia man mano che leggi l’Antologia e cammini sulle foglie dell’erba, ti rendi conto di muovere dal sonno le storie della “piccola America”. A pochi metri di distanza dormono amanti e nemici, le speranze e le vendette, gli infelici al fianco di coloro cui la vita diede fortuna immeritata.

Minerva Jones [3] è la poetessa del villaggio, derisa per il suo aspetto goffo e l’occhio guercio, violentata da “Butch” Weldy e morta d’aborto. Poco più lontano si trova il padre “Indignation” Jones [4], falegname, impiastrato nella palude della vita, in cui camminava credendo fosse un prato.

Sulla collina più alta, Percy Bysshe Shelley [5]  giace con un colpo nel cuore sparato per sbaglio e, alla fine di un sentiero, sotto un obelisco c’è un ragazzo [6]. Mickey M’Grew è il suo nome, e cadde dalla torre dell’acquedotto mentre lavorava per aiutare la famiglia.

Ad Oak Hill sono circa 40 le vite dell’Antologia che abbiamo ritrovato e che rimangono lì come monoliti per quando non ci saremo. Tutte le altre sono sparse in piccoli villaggi della contee di Fulton e Menard, nel cuore dell’Illinois.

Sopra ogni cosa avremmo voluto trovare il Suonatore Jones, che con certezza finì anch’egli su quella collina. Ma non ci siamo riusciti.

In fondo per lui che visse senza rimpianti, fregandosene di denaro amore e cielo, che importanza può avere, alla fine di tutto, un nome su una pietra?

Roberto Anglani, in viaggio con Rosa Lonigro.

Chicago, 17 agosto 2010

I nomi originali sono indicati da varie fonti tra cui: l’archivio del Knox College of Illinois; dall’edizione di Spoon River Anthology curata dal professor John Hallwaes della Western Illinois University; “Across Spoon River” e “Genesis of Spoon River” di Edgar Lee Masters; “Those people of Spoon River” di Ellen Coyn Masters; “The Prairie Journal” del 1985; Oak Hill Cemetery Sexton, Lloyd Chambers of Lewistown.

[1] Andrew N. Barnett; [2] ambiguo Philipp Randall o Nathan Painter; [3] Margaret Wheadon; [4] Jonas Staton; [5] William C. Bryant; [6] Henry Mickey McFall

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Il post è stato scritto per il blog Radio Primo Levi. Potete trovare alcune foto su Spoon River nel photoblog di Roberto Anglani

Written by ilcontrovèrso

17 agosto 2010 at 02:23

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